cardi

Stasera in Sicilia si aprono ufficialmente le festività natalizie. Si chiuderanno il 6 gennaio, con qualche lacrimuccia e l’ansia per il nuovo anno, lì, pronto con tutte le sue promesse e aspettative. Per la Festa dell’Immacolata, com’è d’obbligo, si prepara l’albero e si addobba a festa la casa con presepe e lucine intermittenti. Si appendono i babbo natale alla finestre, si preparano i centro tavola con vischio e candele.

Per la vigilia si rispolvera il panno verde per le giocate, e si riprendono in mano i mazzi di carte da sparigliare per i burraco e i bacarà. Si prepara un cesto di scaccio e si comincia a friggere tenendo la mandibola in movimento. Quello, diciamolo, è il momento clou. Vengono versati litri d’olio in nome della Madonnuzza. Eccoli, cucinati rigorosamente in pastedda, ovvero pastella, cardi fritti (che diventano straordinari protagonisti del periodo per poi venire pressoché dimenticati il resto dell’anno), broccoli, a volte anche pezzetti di tuma e pecorino, tutto avvolto nel manto bianco e croccante che a contatto con l’olio incandescente sfrigola e profuma l’aria del classico odore: fritto. Una nuvola si ergerà dai fornelli per  spandersi intorno per la casa. Con tanto di cucina impestata, vetri delle finestre gocciolanti, capelli e abiti intrisi d’unto. Ma per la gola è una vera goduria.

Immancabili anche pizza e sfincione e ogni forno che si rispetti non manca di appendere in vetrina “Si accettano ordinazioni di pizza e sfincione”, quindi se non avete la pazienza o la voglia di accendere il vostro, di forno, e di mettervi a impastare e condire con cipolla e alici, non vi resta che lasciare una richiesta che verrà di certo esaudita. La qualità, spesso, è assicurata. Signori, checché se ne dica, benvenuti in Sicilia

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