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Le sue tele oggi raccontano affascinanti scorci siciliani come Scopello, sono quelle di Marco Fratini che da anni si è trasferito a Milano, ma non dimentica le sue origini, anzi le immortala facendo prima schizzi con la biro rigorosamente nera e ascoltando, dai classici del rock alla musica elettronica rigorosamente ad altissimo volume. E così ci racconta tutto, partendo dalle origini.

“La mia formazione artistica – spiega Marcoinizia con il Liceo Artistico, terminato non proprio nei 4 anni (non ne volevo sapere proprio) mi piacevano solo le materie artistiche e la storia, mi sono trasferito a Milano, è iniziata per me una “nuova” vita. Era il 1990, lasciai amici, fidanzatina, famiglia… per iniziare gli studi che sono durati 4 anni alla NABA Nuova Accademia di belle arti. Il primo anno fu molto difficile…mi mancava tutto della Sicilia, ma dal secondo mi sono bene ambientato con buoni risultati in Accademia. Il terzo e quarto  furono di specializzazione e tra scenografia, pittura, moda, mi catapultai su Advertising. Dopo 2 anni di esami, feste, feste, esami… più feste che esami… finalmente ecco la tesi sul “ritmo metropolitano” con quel geniaccio di Fagone come relatore”.

Nel ‘94 lo stage con la Leo Burnett, ritmi serratissimi, giusto il tempo di un panino e giù a lavorare fino a tarda notte, Fratini era assistente di un bravo art director, siciliano anche lui. Finito lo stage gli viene offerto di lavorare internamente, ma preferisce il free lance come visualizer (illustratore) e dal ’95 fino al 2005 lavora per diverse agenzie pubblicitarie e case di produzione cinematografica come la Mercurio.

“L’idea di dipingere (intorno al 2004) arriva dopo aver visto la mostra di un noto illustratore – prosegue Marco – soggetti post bellici e apocalittici sono le mie prime tele, molto legate all’illustrazione e al fumetto. Fonte di ispirazione inizialmente sono le luci e le atmosfere di certi film americani ma soprattutto quel capolavoro AMARCORD di Fellini. Edifici decadenti, palazzoni di epoca fascista, ambientazioni oniriche sono ricorrenti nelle mie tele”. Chiara Canali critica d’arte, su alcuni dei suoi lavori scrive :”per arrivare fin qui farai un viaggio interminabile in una città prospetticamente infinita, dominata da colori espressionistici e da sagome allucinate, per catturare angoli urbani connotati da un tipo di rappresentazione fumettistica e cinematografica”.

Col tempo i lavori lasciano l’impronta dell’illustrazione, dando spazio ad una forma pittorica vera e propria, i soggetti non sono più solo opera di fantasia, ma pure rappresentazioni di strutture esistenti. “Anche la musica è molto legata al mio lavoro – prosegue -, capita spesso di non riuscire a concludere un quadro, poi arriva quel pezzo giusto e tutto sembra facile, sì, lavoro solo con la musica.  Un’ispirazione vera e propria non c’è, può arrivare da un libro, da una passeggiata o da una chiacchierata tra amici, da un brutto o bel sogno da un film appena visto, da un ricordo, o visitando una mostra interessante.”

Ultimamente è la Sicilia la sua fonte fortissima d’ispirazione, con tele medio grandi che rappresentano borghi, tonnare, chiese, torri saracene; l’impatto forte del colore acrilico rimane simile ai lavori precedenti, la prospettiva, a volte rigorosa qui viene messa in secondo piano dando più spazio alla luce, tipica dell’isola.

 

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