Bilingual_signs

Segnaletica bilingue a Piana degli Albanesi

Cecilia Mistretta dell’ISS Luigi Pirandello di Bivona, per #TiraccontoiMontiSicani (un’esperienza di scrittura creativa di cui parliamo a questo link), ha deciso di affrontare il tema della tradizione Arbereshë. Non tutti sanno che in Sicilia si trovano della colonie di albanesi che mantengono usi e costumi della loro terra. Ecco il suo racconto che s’intitola A Zì Anna:

Eccomi seduta accanto alla vecchia zia. Carta da parati con fiori ingialliti dal fumo di sigarette, foto, antichi mobili pieni di “ninnuli”, luogo ideale per un tuffo nel passato. Voglio chiederle notizie della tradizione Arbereshë. Lei, sorpresa, mi chiede perché chiedo ciò; sorride, sistema gli occhiali e comincia a raccontare. Tutto iniziò nel 1482 quando una colonia di Albanesi  popolò il paese, portando le sue usanze. La mia famiglia è di origine albanese e ha conservato ogni tradizione.

Un rito significativo è il matrimonio, mia zia racconta il suo. Nella messa bizantina gli sposi vengono incoronati a simboleggiare Re e Regina della casa, il tetto è un velo che copre le loro teste, alla fine gli sposi bevono nello stesso calice che il prete poi getta a terra. Il matrimonio sarà fortunato se il calice si rompe.

Zia sistema lo scialle e mi offre caramelle che sono lì da tempo immemorabile; contenta di ricordare quei momenti è un fiume in piena e parla anche della festa di San Martino. L’undici novembre gli sposi ospitano a casa parenti e amici che portano ceste piene di dolci e un regalo per la casa. È anche questa una tradizione antichissima con la quale le giovani coppie sposate nell’anno, in passato, venivano aiutate a rifornire la nuova casa di utensili e beni. La sera questi “San Martini” vengono visitati dalla gente a cui vengono offerti ceci. Zia Anna continuerebbe ma si è fatto troppo tardi, devo andare.

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