Viaggiare in moto è diverso da qualunque altra cosa. La moto non è solo il mezzo che ti porta da un posto ad un altro, è il viaggio stesso; non sono i tuoi tempi, sono i tuoi tempi sulla motocicletta; è la moto che decide il ritmo del viaggio, il tipo di strada che scorre sotto gli pneumatici, la stanchezza, il sole, la pioggia. Se viaggi in motocicletta devi essere pronto agli imprevisti e a fermarti, torni a essere paziente, se serve, e impari a godere delle attese. A viaggiare soli, poi, si torna a stare con se stessi, che a volte può fare paura, perché a chi non capita di essere malinconici? Se sei solo e sulla moto, non hai modo di nascondere i pensieri sotto il chiacchiericcio e davvero non è poi così male. Ma la maggior parte delle volte scopri cosa davvero hai voglia di fare, perché quando si è soli i desideri sono molto più vicini. Viaggiare sulla motocicletta, o sul motore, come si dice qui in Sicilia, è la cosa che più assomiglia alla libertà di cui io abbia fatto esperienza e da quando ho preso la patente l’anno scorso non posso immaginare di non staccarmi da tutto almeno due settimane e andarmene via sola col Grigio.

L’anno scorso la Toscana, quest’anno la Sicilia, terra in cui affondano le mie radici. Da Palermo ad Agrigento, da Ragusa a Pachino, Siracusa, Catania, un salto sulle Madonie e di nuovo a Palermo per riprendere il traghetto fino a Genova e da lì su fino a Milano. Questo il programma, ma chi può sapere dove mi porterà la strada?

Testi e foto di Clelia Notarbartolo

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