zanele

Sabato 1 agosto 2015, alle ore 17:30, verrà inaugurata presso i bassi di Palazzo Ducezio, a Noto (SR), la personale fotografica dell’Artista sudafricana ZaneleMuholi dal titolo “Faces and Phases” e “Being”.

Le opere, una selezione delle due collezioni dell’Artista, sono state concesse straordinariamente dall’ARC di Cagliari per la prima edizione del Festival “Giacinto – nature LGBT”, la cui Direzione artistica è affidata all’attore ed operatore culturale Luigi Tabita.
«Ringrazio di cuore l’associazione ARC di Cagliari che ha fatto questo dono così importante e significativo alla città ed al Festival – afferma Tabita.
“Giacinto” nasce come Festival di cultura omosessuale per smontare quegli stereotipi e quei pregiudizi che conducono troppo spesso solo a violenza gratuita. Nel Sudafrica post-apartheid, Zanele Muholi racconta sfide e resistenze delle donne nere lesbiche e della comunità LGBT, mostrando un quadro di denuncia forte che è stato accolto dalle più grandi Istituzioni del mondo dell’Arte, quali, ad esempio, la Biennale di Venezia ed il MOMA di New York.
La città di Cagliari, prima gemellata per l’edizione di debutto di “Giacinto”, ha reso possibile un’esperienza di rilievo internazionale nello splendido contesto del bianco barocco netino».

«Con Faces & Phases, volevo mostrare la comparsa dell’estetica lesbica nera sudafricana attraverso la tecnica del ritratto, soprattutto perché quasi non esistono immagini positive di noi negli archivi di donne e queer. […]

Storicamente, i ritratti vengono utilizzati come prova, testimonianze indimenticabili per parenti e amici al momento della morte di qualcuno. Faces (Facce) esprime le persone, mentre Phases (Fasi) indica la transizione da un’esperienza e da uno stadio di sessualità o espressione di genere a un altro. Faces è anche il confronto faccia a faccia tra me come fotografa/attivista e le numerose lesbiche con cui interagisco provenienti dalle diverse township di Gauteng e Città del Capo, come ad esempio Alexandra, Soweto, Vosloorus, Khayelitsha, Gugulethu, Katlehong e Kagiso. Una delle dolorose esperienze collettive in quanto comunità è la perdita di amiche e conoscenti a causa di malattie e crimini d’odio. Alcune di loro hanno partecipato ai miei progetti visuali. Ciò che rimane ora è il singolo ritratto che funge da luogo di memoria per noi, traccia di “colei e ciò che fu” in un determinato spazio nel preciso momento in cui le nostre storie di lesbiche nere e sudafricane si intersecano. […]

La serie Being (Essere) continua a esplorare l’amore e l’intimità nelle nostre relazioni, nonostante il dolore e le lotte costanti che ci troviamo ad affrontare. I miei progetti riguardano le nostre storie, le nostre lotte e le nostre vite. Le partner e le amiche hanno acconsentito a partecipare a questo progetto, con la volontà di de-nudare ed esprimere l’amore reciproco. Ogni fotografia rappresenta una coppia in diverse situazioni della vita quotidiana e della routine. […]

Nel 1996 sono stata vittima di un grave crimine d’odio, quando sono stata picchiata dalla madre della mia ex compagna. […] Ho viaggiato nelle township e ho ascoltato e registrato oltre 50 casi. Ho condotto interviste e ho registrato le sopravvissute per rivelare le loro esperienze, la loro resistenza ed esistenza in quanto lesbi-che nere nel paese, poiché credo sia importante dare un viso a ogni problema».

Brani estratti da “Mapping Our Histories: A Visual History of Black Lesbians in Post-Apartheid South Africa” by Zanele Muholi – Trad. Marta Cadoni.

NOTA BIOGRAFICA

Zanele Muholi è nata a Umlazi (Durban) nel 1972, vive e lavora a Città del Capo. Ha studiato Advanced Pho-tography al Market Photo Workshop a Newtown e ha tenuto la sua prima personale alla Johannesburg Art Gallery nel 2004. Ha lavorato come community relations per il Forum for the Empowerment of Women (FEW), un’organizzazione nera lesbica di Gauteng e come fotografa e reporter per Behind the Mask, una rivista onli-ne dedicata a questioni gay e lesbiche in Africa.Haricevuto riconoscimenti e premi (nel 2009, il Jean-PaulBlachere Award e il Casa Africa Award conferiti du-rante Les Rencontres de Bamako, Biennial of AfricanPhotography), per il suo contributo allo studio della ses-sualità in Africa. Il suo lavoro è stato esposto al Centrefor Contemporary Art di Lagos, Nigeria; alla Kunsthalledi Vienna; al Museum voor Moderne Kunst Arnhem, Olanda; al Museion, Bolzano, alla Biennale dell’Avana, alla Biennale di Bamako; al Fowler Museum, Los Angeles; al Palazzo delle Papesse, Siena; a dOCUMENTA 13, Kassel, al Festival Some Prefer Cakedi Bologna, al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci – Prato, al Palazzo Ziino di Palermo e alla YanceyRichardson Gallery di New York. Nel marzo 2013 ha vinto il premio “Index on Censorship”.

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