primo bagno

Oggi primo bagno a mare. Come sempre, che tiri un sospiro di sollievo, anche quest’anno, sì. Il miracolo del galleggiamento si ripete. Ma è inutile non dirselo, con tutto il cinismo o del mondo. Il mare quest’anno è pieno di significato.

Più delle semplici corse a farsi un bagno, di più. Il mare, con il suo trattenere, sospingere e respingere, che riporta al simbolo materno, risucchia speranze, futuro e corpi, vite vere. Una preghiera, che sia laica va dedicata ai migranti. A chi tenta l’attraversamento su barche minuscole e trova la morte mentre cerca una vita migliore. Mischiare il sacro e il profano, voi dite, con le infradito e l’abbronzante? Sì è doveroso, in quel blu tutto si compie.

Appena entri, in punta di piedi e saggi il gelo con la punta del piede. Il mare, così come l’aria che respiriamo è lo stesso. Ognuno si tiene a galla come può.

Ma il mare mio, di siciliana è altro. Il mare mio è l’infanzia, il sogno perduto quando vivevo fuori da migrante intellettuale, il mare mio è il ghiacciolo, la cabina bianca e azzurra, la pelle raggrinzita dalle lunghe permanenze in acqua. Mi viene in mente quando facevamo la fila, alla fontanella, con mia madre poco più che ragazza, che ci lavava i piedi, a noi figliati in fretta e tutti nichi nichi (piccoli piccoli) per toglierci il sale e la sabbia. Il panino con la frittata e altre meraviglie cavate fuori dalle borse frigo. Il mare mio è sabbia, odore di abbronzante, ciambella calda a Mondello. Il mare vicino ai circoli privati che pareva pure più limpido e abitato da persone di un altro mondo che sfilavano sui windsurf.

Mai avremmo pensato ai barconi, e questa domanda, aperta, a cui dovremo risponderci e rispondere: perché? Com’è accaduto? 

Il primo bagno riassume un milione di sensazioni e mi riporta al mio vissuto e al senso ciclico di stagioni e trascorrere del tempo. Un altro anno è passato. In Sicilia un po’ meno. Ho fatto l’ultimo bagno a novembre. Il primo il 3 maggio. Fate un po’ voi i conti. Solo 5 mesi fa.  Sono circondata da una meraviglia che non trova pace. Sono isolana. In ogni caso, quando si attraversa, che sia in tempesta, o placido, che si sappia nuotare o meno, bisogna solo, con tutto il fiato, augurare: che sia buon mare per tutti.

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